uno stato al collasso notizie dal libano 2

Condividiamo la testimonianza di Claudette Page, referente a Beirut per le attività di sostegno alle famiglie di Punto Missione insieme a FOCSIV: il racconto dai primi giorni delle dimostrazioni di piazza che ormai si susseguono nella capitale e nell’intero Paese contro una politica incapace di rispondere ai bisogni della popolazione, soprattutto a livello economico, aggravando l’instabilità politica già scatenata dalla crisi iracheno-siriana e dall’arrivo di migliaia di migranti.

Il 17 ottobre la gente è scesa in strada e c’è stata una sorta di rivolta per le difficili condizioni di vita che la popolazione sta attraversando ormai da molto tempo. Questa è stata un’espressione, l’ennesima, del rifiuto nei confronti di una cattiva politica perseguita dal governo e dal parlamento nella gestione del Paese, soprattutto a livello economico. E, ancora una volta, dopo 52 giorni, la popolazione scende in dimostrazione, quotidianamente, per chiedere la formazione di un nuovo governo “tecnocratico” di politici non corrotti, al fine di salvare il Paese dalla povertà e dal caos in cui vive.

Il governo dimesso non trova un punto di incontro e non fa alcuno sforzo per gestire questioni urgenti di vita. Pertanto, troviamo che il Paese sia in uno stato di rapido collasso e ciò ha comportato la chiusura di molte società e numerosi licenziamenti. Alcune società hanno fatto ricorso al pagamento della metà degli stipendi dei dipendenti e minacciano il licenziamento entro la fine di dicembre se le condizioni rimangono invariate.

C’è una grande crisi finanziaria, quindi la liquidità è diminuita. Le banche hanno deliberatamente limitato i prelievi e hanno dato ai depositanti poco valore che possono ritirare in una settimana, ma non è sufficiente a soddisfare le necessità e ad acquistare ciò di cui il cittadino ha bisogno. Inoltre, questo valore è emesso solo in lire libanesi, la principale valuta del Paese. Il dollaro, che è la seconda valuta utilizzata dai libanesi, soprattutto nel commercio, ha aumentato il suo tasso di cambio sul mercato nero, mettendo alle strette i cittadini, sempre più.

Come risultato di tutto ciò, la disoccupazione è aumentata drammaticamente e con essa la povertà delle famiglie, perché i lavoratori dipendevano dai loro salari, bassi in proporzione all’alto costo della vita, e non avevano risparmi per affrontare questa situazione.
In questi giorni la percentuale di suicidi è aumentata, perché le persone iniziano a stancarsi e non trovano una soluzione alla loro crisi, soprattutto perché hanno perso fiducia nei confronti del governo. Non sperano più in una soluzione rapida, perché i responsabili non stanno facendo nulla che dia speranza per un domani migliore.

Oltre a tutto ciò, alcuni partiti, che si aggrappano saldamente ai loro posti nel potere, minacciano una guerra civile, e questo causa una pressione psicologica e una grande paura per le persone che in precedenza avevano vissuto una dura prova nella guerra civile dal 1976 al 1990.

In copertina: foto di Cristian Gennari per FOCSIV.

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