tabara itinerante volontariato internazionale

Condividiamo i pensieri di Letizia Chesini, che quest’estate insieme ad altri giovani volontari dell’associazione C’è Campo – Comunità Madonna delle Laste è partita per un’esperienza di campo lavoro a Ciocanari, offrendo il suo aiuto al Villaggio dei Ragazzi in Romania.

Mi sono ritrovata a rileggere il piccolo diario di viaggio che ci hanno lasciato i responsabili prima di vivere le nostre esperienze di volontariato estivo. Poche frasi, c’era troppo da fare e da vivere per rintanarsi a scrivere nella propria camera e devo dire che ancora oggi, nonostante sia passato un po’ di tempo dal rientro, provare a raccontare quello che ho vissuto quest’anno in Romania durante la tabara [grest estivo, ndr] itinerante mi riesce difficile. Mi sono chiesta perché e sto arrivando alla conclusione che qualsiasi pensiero una volta digitato non potrà rendere l’idea delle emozioni che abbiamo provato.

Prima di partire non tutti eravamo convinti della modalità di tabara decisa per quest’anno: una tabara itinerante, spostarsi con la cadenza di due o al massimo tre giorni, camminare per 52 chilometri e riuscire a mantenere chiaro il proprio obiettivo? Sembrava difficile ma la curiosità ha aiutato l’eccitazione generale in ogni momento dell’esperienza. Siamo partiti in otto da Trento. Stefania, Mattia, Giovanni, Sara, Marco, Michele, Teresa ed io; una volta raggiunta la Romania eravamo una trentina. Per me che avevo già vissuto un paio di settimane a Ciocanari durante il campo lavoro dell’estate scorsa rivedere le persone e i posti che mi erano rimasti così impressi è stato una delle cose più belle, oltre a conoscere i miei nuovi compagni di viaggio che hanno reso ogni momento indimenticabile.

tabara itinerante romania volontariato internazionale

Durante la prima parte della Tabara, prima a Ciocanari con i bambini del Villaggio e poi a Odorheiu Secuiesc con quelli dell’orfanatrofio, abbiamo organizzato giochi e animazioni. Non parlando rumeno, interagire con i bambini è stato più complesso, ma questa barriera è stata quasi sempre spezzata da loro con il linguaggio internazionale del sorriso. Sono rimasta in particolar modo stupita dai bambini e ragazzi che vivono nella Casa di San Giuseppe a Odorheiu Secuiesc. La struttura è stata donata da un industriale svizzero alle suore della Congregazione del Cuore Immacolato, che dai primi anni ’90 accolgono bambini e ragazzi con storie difficili di abbandono alle spalle. Abbiamo provato a stare loro accanto in alcuni momenti liberi e coinvolgendoli con giochi programmati. Spesso però sono stati loro a organizzare dei momenti per noi, dove ci hanno insegnato a creare dei braccialetti di cordino che ora portiamo a polsi e caviglie. Grazie a questi bambini abbiamo ricordato il motivo per cui siamo partiti: provare a regalare un sorriso, un momento di divertimento o di semplice compagnia, come loro sono riusciti a donare a noi.

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La seconda parte dell’esperienza è stata organizzata come pellegrinaggio da Padre Marco, Gaia Pedron e Marco Mosetti, i due volontari che hanno aderito al servizio civile del 2018 al Villaggio dei Ragazzi. Camminando per tre giorni lungo la Via Mariae (“Via di Maria”) siamo partiti dalla chiesa dei frati francescani di Odorheiu Secuiesc, i quali dopo averci donato la loro benedizione ci hanno consegnato il passaporto del pellegrino che abbiamo completato con i timbri delle varie tappe fino a raggiungere Șumuleu Ciuc. Durante il cammino attraverso i boschi della Transilvania abbiamo vissuto la vera gioia di stare insieme che annullava la fatica del cammino.

Tra canti rumeni e italiani alternati a preghiera e contemplazione della natura, la sera raggiungevamo le mete predefinite dove, dopo il montaggio delle tende, ci si rilassava attorno al fuoco mangiando il gratar, la grigliata di carne. Le veglie sotto le stelle, il cielo puntinato dalla Via Lattea che in Italia è impossibile da scorgere, sono qualcosa che non riuscirò a scordare per il resto della vita. Terminato il pellegrinaggio e celebrata la messa a Șumuleu Ciuc siamo tornati esausti ma ricchi di vita a Ciocanari, dove, dopo la serata del “Foc de Tabara” tra balli tradizionali e canzoni cantate a squarciagola, ci siamo salutati non senza commozione.

I legami che siamo riusciti a instaurare nelle due settimane di campo lavoro sono potenti, permettono questo continuo scambio che ormai da anni segna la vita di molti volontari tra Romania e Italia. Torno alle poche righe scritte sul diario e rido pensando invece a quanti sorrisi, abbracci, parole ed emozioni resteranno nel mio cuore da qui in avanti. Si parte sempre con l’idea di fare qualcosa per gli altri e si torna cambiati, avendo fatto qualcosa che ha aiutato non tanto gli altri ma noi stessi per primi. La spiritualità vissuta grazie a Padre Marco e Padre Luca, l’amicizia che ogni anno nasce tra i volontari italiani e rumeni, le tradizioni che si mescolano facendo conoscere ad ognuno piccoli pezzi di cultura; tutto questo, insieme alle parole che non possono essere tradotte dal cuore alla carta, non sono altro che un fugace dipinto di un’esperienza che deve essere vissuta per essere compresa.

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