carità in azione_baule della solidarietà

La testimonianza di Paolo Tengattini, direttore del Dormitorio San Vincenzo di Brescia, per il secondo incontro di Carità in azione 2018.


Per la 1^ edizione di “Carità in azione – Storie di quotidiana generosità” organizzata dai volontari de Il Baule della Solidarietà, in collaborazione con Punto Missione Onlus, venerdì 2 febbraio 2018 è stato presente Paolo Tengattini, direttore del Dormitorio San Vincenzo di Brescia. Un incontro per ripensare all’accoglienza come azione quotidiana e concreta, capace di scardinare il pregiudizio.

VOLONTARI SI DIVENTA

«Inizierò con una storiella. Sono cresciuto in una casa che dava su una strada stretta, a doppio senso, dove ogni giorno succedeva qualcosa – il bimbo che cadeva e si sbucciava il ginocchio, macchine che si scontravano… e io avevo una nonna che aiutava tutti. Non poteva fare a meno di pensare al bambino che si era fatto male, di offrire un caffè alle persone spaventate per un piccolo incidente. C’era sempre un viavai di persone a casa! Questo per dire che c’è sempre un inizio: le azioni di carità non crescono dalle piante, l’attenzione verso l’altro nasce dalla famiglia – qualsiasi tipo di famiglia: il gruppo di giovani, l’oratorio…».

Un aneddoto familiare per cominciare, ma Tengattini parla anche di un metodo per relazionarsi con l’altro, il metodo di beato Federico Ozanam, fondatore delle “Conferenze di carità” (1833) e quindi della Società San Vincenzo De Paoli (1835). «Anzitutto per Ozanam sono i volontari che si muovono verso l’altro, che vanno a trovarli nelle loro case, negli ospedali», spiega Tengattini; «ma mai da soli, si va sempre insieme a un’altra persona, a fare visita. Prima è necessario prepararsi spiritualmente, poi si va, per parlare e dire che i bisogni e i desideri che ha l’altra persona sono gli stessi che hai tu: vediamo se possiamo aiutarci a vicenda».

carità in azione 2018_baule della solidarietà

PENSARE PRIMA DI GIUDICARE

La carità come azione diretta, nelle visite non individuali; la carità come azione che implica un’adeguata preparazione spirituale, ma soprattutto Tengattini vede l’opera di carità come rapporto umano sincero e alla pari, perché ci vede vicini a persone simili a noi. «La relazione di aiuto non aiuta solo l’altro, ma anche noi stessi: mentre curo, mi curo anche delle mie situazioni. È importante la spiritualità: non possiamo occuparci solo delle faccende pratiche, dobbiamo condividere la nostra fede. Non andate dall’altro umiliandolo, aspettando solo il momento in cui parlerà delle spese che non riesce a pagare per dargli quanto gli serve». Prima di tutto, quindi, liberarsi dei propri pregiudizi.

«Ai miei ospiti do sempre del “lei”: è una questione di rispetto e di dignità. Li tratto anzitutto come persone portatrici di bene».

La cura verso l’altro di cui ci parla Tengattini è fatta di piccole attenzioni che fanno la differenza. «Per lavorare con la povertà o con il grande disagio bisogna stare attenti: è come mettere un elefante in una cristalleria». È per questo, ci spiega, che da qualche tempo si occupa della selezione dei volontari.

«Ora dirò una cosa forte. Non tutti possono fare volontariato. O meglio: si possono fare diverse tipologie di attività di volontariato, ma non tutti possono fare volontariato con l’altro, con le persone. Il volontario deve avere qualcosa da voler condividere: la voglia stessa di condividere, la disponibilità; anche solo il tempo. Perché a Brescia nessuno muore di fame, per mancanza di pane; di mancanza di condivisione invece ne muoiono tanti. Non basta la targhetta ‘centro di ascolto’: per ascoltare l’altro devi fare spazio dentro di te. Io ci credo nell’altro, ed è per questo che faccio volontariato: perché credo che l’altro sia vicino a me e perché in lui vedo Dio».

DORMITORIO SAN VINCENZO E CASA OZANAM

Entriamo nel vivo delle attività “sul campo” di Tengattini, scoprendo le tipologie di servizi e alcune esperienze dal Dormitorio San Vincenzo, che ospita 44 uomini e sei minori stranieri non accompagnati, e da Casa Ozanam, struttura femminile che al momento ospita 16 donne.
La tipologia di utenti del dormitorio? Uomini giovani, tra i 40 e i 50 anni; molti sono italiani, spesso padri separati dalla coniuge o uomini con molte patologie da affrontare, tra cui il fine vita. «Basta con l’idillio del “mi piace vivere in strada”. Vi assicuro che oggi non piace a nessuno essere un senza fissa dimora». Chi bussa alla porta del San Vincenzo può dormire, mangiare, lavarsi e avere la possibilità di un controllo medico. «Alcuni stanno una o due sere, altri due o tre anni. È troppo, troppo…».

Anche a Casa Ozanam le criticità sono tante, seppur diverse. «Con le donne è anche più difficile, con loro si deve lavorare sulle azioni quotidiane più elementari: a che ora alzarsi, lavarsi, quante volte prendere il caffè, senza abusare del cibo nel timore di non averne a sufficienza… Come non hanno cura del sé, non hanno cura delle cose. Per questo rifare il letto ogni mattina e in un certo modo ha un senso». Così come preparare da mangiare e avere cura dei figli, forse l’aspetto più complicato da ricostruire. «In alcune situazioni non c’è più una genitorialità seria: tante volte sono i bambini più svegli a dare supporto alle donne ospiti, e questo non è sano».

STORIE DI SPERANZA

Il volontariato al Dormitorio e a Casa Ozanam è un servizio di aiuto quotidiano e molto concreto: dai piccoli gesti sembra possano ripartire le vite degli ospiti. E qualcuno riesce a ricominciare. Paolo Tengattini ci racconta anche storie positive di “chi ce l’ha fatta” ad andare avanti. «Una ragazza russa è stata per un periodo ospite a Casa Ozanam, poi è tornata nel suo Paese e abbiamo saputo che ha continuato gli studi e ora gestisce la sua farmacia. Un uomo che per molto tempo è stato nostro ospite dopo un lungo percorso è diventato un operatore». Ancora una volta, determinante per l’esito positivo e il riscatto della persona, secondo Tengattini, il ruolo della famiglia: «Chi ce la fa è chi ha già un minimo di stabilità nella relazione familiare. È per questo che ce la fa ha una casa dove tornare, chi trova un lavoro part time, chi ha dei parenti che prendono delle decisioni drastiche nei loro confronti, spronandoli a una ripresa».

Ricominciare è sempre possibile: la speranza di gettare un seme che può crescere nella vita dell’altro anima il volontario. Per Paolo Tengattini, responsabile quotidianamente del dormitorio da 10 anni, «una delle cose più importanti è servire bene la persona, ascoltarla, darle aiuto, e questo mi dà già una grande gratificazione. Poi, la fede nella mia famiglia mi dà l’opportunità di guardare più in là, di non fermarmi solo al disbrigo delle questioni pratiche. Un altro aspetto importante è poter dire tutto quello che penso alle istituzioni. Dobbiamo ai poveri un riflesso nella politica: se non diciamo mai la nostra opinione non stiamo facendo il loro interesse, ma il nostro».

Gli incontri Carità in azione – Storie di ordinaria generosità nascono per condividere esperienze di “carità vissuta” grazie alle testimonianze di persone che hanno dedicato la loro vita al servizio dell’altro, offrendo il loro contributo in contesti di emergenza e precarietà. Una serie di incontri che offrono un arricchimento a tutte le persone impegnate nel mondo del volontariato e non solo, per comprendere più concretamente le fragilità delle persone in situazioni di grave difficoltà economica e sociale. Scopri gli incontri organizzati per l’edizione 2019

Baule della Solidarietà
carità in azione
Italia
volontariato nazionale
Tutte le News

Parliamo di Baule della Solidarietà, carità in azione, Italia, volontariato nazionale anche qui

I racconti dei volontari, le testimonianze, gli aggiornamenti dai progetti in corso e tutte le iniziative legate al territorio.