L’Associazione Punto Missione onlus sostiene da diversi anni le Città di Dio in Colombia e in particolare la Fattoria didattica Monte Carmelo, nel dipartimento di Caldas, a NORCASIA, un progetto nato nel 2004 per accogliere e formare giovani che vivono in aree rurali ed arretrate del Paese, dando loro strumenti utili alla propria crescita personale e a quella delle comunità nelle quali vivono.


Quest’anno è stato un anno davvero duro per Norcasia e in particolare per tutta la Colombia. La pandemia nell’America Latina è arrivata con un po’ di ritardo rispetto all’Italia e se da una parte avevano potuto vedere con anticipo le conseguenze del virus e le norme da attuare, dall’altra quasi nessun Paese del continente sudamericano è stato in grado di gestire la situazione in modo ottimale. Bambini e ragazzi si sono ritrovati a dover fare un anno di didattica a distanza: i più fortunati economicamente hanno potuto contare su diverse possibilità e strumenti, mentre la gran parte della popolazione – come i ragazzi accolti nella missione di Norcasia – hanno avuto grosse difficoltà. C’è da precisare che il sistema educativo pubblico colombiano delle zone più rurali e periferiche del Paese difficilmente offre un’educazione di alta qualità e il contesto di Norcasia ne è una prova. Gli alunni non hanno libri di testo personali, ma solo alcuni messi a disposizione dalla scuola, mentre il resto del contenuto didattico è dato tramite fotocopie o viene richiesto ai ragazzi di fare ricerche sull’argomento in questione in modo autonomo su internet. Per molti alunni provenienti da situazioni di precarietà e da contesti rurali è risultato molto complicato avere una connessione internet, alcuni per via del segnale che magari non arrivava fino alle loro abitazioni mentre per altri il problema era anche di tipo economico: non potevano permettersi un computer, un telefono o di pagare un piano tariffario internet. I maestri e i professori della scuola di Norcasia mandavano dei compiti scritti via WhatsApp agli alunni che dovevano poi svolgerli sul quaderno e mandare la foto di quanto fatto per essere corretto. Alcuni professori riuscivano a mandare qualche video che spiegava meglio gli argomenti didattici, altri elaboravano dei piccoli testi esplicativi, mentre molti purtroppo davano come consegna agli alunni quella di ricercare in modo autonomo su internet i vari temi trattati e di svolgere poi le consegne che mandavano. Tanti bambini e ragazzi si sono ritrovati in difficoltà a capire gli argomenti proposti e solo alcuni per fare i compiti usavano spesso un semplice copia e incolla da informazioni su internet, senza capire bene cosa stessero studiando. Il tasso di abbandono scolastico nel 2020 è cresciuto molto in Colombia.

Un lockdown solo per “ricchi”

Quando è scoppiata la pandemia e ci sono stati i primi casi anche in Colombia, il governo locale ha subito dichiarato la chiusura totale per diversi mesi, pensando di riuscire così a prevenire il contagio ed evitare quello che stava succedendo in Europa, non però attivando degli aiuti economici sufficienti a permettere un vero e proprio lockdown o quantomeno a farlo rispettare in modo ottimale. Una buona parte della popolazione colombiana vive del guadagno della giornata, sono pochi quelli che hanno un sistema di assicurazione o di pensionamento. Le paghe molte volte sono troppo basse per poter permettersi di risparmiare e specialmente le persone con situazioni di precarietà economica non sanno gestire bene i loro guadagni. In questa situazione di lockdown molte famiglie si sono ritrovate in difficoltà senza sapere come fare a sopravvivere, nonostante il governo e varie associazioni si siano attivate per stanziare degli aiuti, ma non è stato sufficiente. Specialmente nelle città la criminalità è aumentata, molte persone che vivevano in centri abitati popolosi e hanno perso il lavoro sono tornate a vivere nei loro territori rurali d’origine riuscendo a cavarsela un po’ meglio grazie all’agricoltura di sussistenza.

“Fare missione” durante la pandemia

I ragazzi della Città di Dio di Norcasia non hanno potuto far rientro alla missione a causa della situazione legislativa che non permette assembramenti e l’apertura di certe strutture se non garantendo delle norme di distanziamento notevoli, pressoché impossibili in strutture come collegi, scuole o doposcuola. Nonostante questa situazione, però, il contatto e l’interesse nei loro confronti non è venuto a meno. A inizio anno i ragazzi avevano iniziato un percorso con una psicologa di Medellin che veniva una volta al mese per diversi giorni per fare sia un accompagnamento a livello di gruppo che a livello individuale. Molti degli studenti accolti, infatti, vengono da contesti familiari di violenza, abuso, difficoltà sociali ed economiche, per cui avere questo supporto permetteva loro di superare certe difficoltà personali, di crescere come persone e di avere degli strumenti utili per affrontare meglio le loro situazioni. Le suore responsabili della missione ci avevano comunicato che la relazione tra i ragazzi e la psicologa nelle due volte che era venuta prima dell’inizio della quarantena era stata molto positiva. La psicologa è una donna giovane che ci sa fare molto con i ragazzi che infatti erano riusciti ad aprirsi a lei con facilità e soprattutto con tanta fiducia e atteggiamenti positivi. Appena iniziata la pandemia la psicologa ci aveva comunicato che era intenzionata a continuare a seguire i ragazzi nonostante l’impossibilità di vederli di persona perché riteneva importante il proseguimento del percorso ma soprattutto credeva nell’importanza di star loro vicino ed aiutarli in un momento così critico e delicato. Durante il corso dell’intero l’anno è stata molto presente con tutti gli alunni della Città di Dio, ha sempre fatto con regolarità delle sedute psicologiche con ognuno e mandato delle consegne da svolgere che servivano a capire e affrontare meglio aspetti personali, aggiornando sempre gli operatori della missione sul proseguimento del percorso.
Tanti dei ragazzi sono stati messi a dura prova nel dover vivere quotidianamente certe situazioni familiari pesanti e difficili ma siamo orgogliosi di come sono stati capaci di affrontarle e viverle, continuando allo stesso tempo il loro percorso educativo. Nessuno di loro quest’anno ha dovuto ripetere l’anno scolastico e nemmeno ha abbandonato gli studi, il che è già un grosso traguardo viste le singole situazioni di difficoltà. I ragazzi hanno tanta voglia di ritornare a scuola ma soprattutto di ritornare a vivere nella missione, per stare tutti assieme in un ambiente stimolante e positivo.
Oltre alla psicologa anche gli altri operatori della Città di Dio si sono presi a cuore le situazioni singole dei ragazzi e hanno sempre mantenuto i contatti con tutti loro. Tra maggio e giugno dello scorso anno sono state effettuate anche visite a tutte le famiglie, per vedere la situazione da vicino e poter parlare con loro di persona. Ad ogni nucleo familiare veniva anche portato un pacco di alimenti di prima necessità per alleviare un po’ la grave situazione economica che stavano affrontando.

“Con la speranza che i nostri ragazzi possano ritornare al più presto a frequentare la scuola in presenza e a vivere nella missione, vi ringraziamo per il grande aiuto che ci avete dato, che non solo ha permesso di poter finanziare quanto fatto quest’anno, ma soprattutto contribuirà alla realizzazione delle attività previste per il futuro “.