baule dell'italiano solidarietà

Imparare l’italiano per esprimere, in una nuova terra, il desiderio di comunicare e difendere i propri ideali; parlare una nuova lingua per stringere nuove relazioni e progettare il proprio futuro. La Scuola di italiano Il Baule dell’Italiano, attivata dall’organizzazione di volontariato Il Baule della Solidarietà sul territorio bresciano, è uno spazio di apprendimento e di incontro per tanti partecipanti di origine straniera, ma anche per chi si occupa della docenza come volontario, come racconta frate Francesco L. Alloisio, di cui condividiamo una testimonianza.

Il baule, una capiente cassa da viaggio, è una delle immagini che può rappresentare meglio l’idea di chi si dispone a lasciare la propria terra per cercare un posto, un sostegno e una vita migliori, a beneficio di sé e dei propri cari.

Per i primi quattro mesi dell’anno scolastico, che a causa del SARS-CoV-2 (meglio noto come Covid-19) si è purtroppo concluso anticipatamente, ho avuto il grande piacere di far parte del team di insegnanti che hanno accompagnato gli allievi del corso di lingua e cultura italiana promosso da Il Baule dell’Italiano, e tenutosi presso le sale dell’oratorio S. Giovanni Paolo II (o Oratorio della Volta) a Brescia.
Un’esperienza di questo tipo, se vissuta con pienezza, non può lasciare indifferenti. Personalmente non mi sono tirato indietro e ho voluto dispormi in atteggiamento di sincera accoglienza e di vero impegno nei confronti di chi era lì certamente per imparare la lingua e la cultura italiane, ma che nel proprio baule portava anche tante, tantissime altre cose: portava soprattutto la propria vita intrisa di gioie e di dolori, di speranze e di lacrime, di paura e di coraggio.

Se da una parte sentivo il piacere-dovere di trasmettere e di donare qualcosa di più pratico, come la lingua e la cultura di cui ogni giorno ci nutriamo, dall’altra parte provavo il desiderio di esserci per i nostri alunni, in quelle due ore settimanali, secondo il loro bisogno, che spesso era un bisogno di ascolto e di confronto, a volte anche personale. Di fronte a questo dono inatteso, non potevo che aprire le mani e accogliere quanto mi veniva dato.

baule dell'italiano solidarietà

Dietro a ciascun volto, e alla necessità di imparare l’italiano, cosa c’è? Quale tesoro si scopre aprendo il baule dei nostri alunni? I motivi possono essere tanti, ma dalla mia breve esperienza con loro, mi pare di aver capito che ad emergere sia soprattutto il desiderio di comunicare: non solo per fini pratici, ma anche e soprattutto per dire di sé, della propria storia, della propria vita. Il saper comunicare in italiano è necessariamente la chiave per trovare un posto di lavoro e per potersi destreggiare nella quotidianità, ma è anche il modo per esprimere e difendere – in una nuova terra e di fronte a nuove persone, di cultura a volte tanto diversa da quella di appartenenza – i propri sogni, il proprio pensiero, i propri ideali.

Al Baule dell’Italiano, però, c’è qualcosa di ancora più grande e bello, ed è proprio il fatto che il confronto nasce anche tra gli stessi alunni, dove ognuno si sente libero di portare la propria idea, nel rispetto dell’altro, e da qui si giunge a pensare cose nuove, cose positive, a progettare insieme… magari anche un semplice incontro per un caffè o una bella festa di Natale tutti insieme, alunni e docenti, ognuno portando il proprio piatto tipico. Nasce il desiderio di un’amicizia con chi fino a qualche settimana prima era sconosciuto… E invece ora, grazie anche all’occasione offerta da questo corso, ci si trova ad incontrarsi tra chi proviene da Brasile, India, Moldavia, Romania, Perù, Cile, Ghana ecc., e questo incontro diventa un ulteriore sostegno, perché accade tra chi conosce e vive la stessa situazione dell’altro.

Da questa breve esperienza, quindi, mi porto a casa abiti trovati in tanti bauli diversi, di provenienza diversa, abiti la cui marca è “la vita degli altri”, ed è proprio da qui che, benché fossi nel ruolo di docente, ho potuto imparare davvero tanto.
Voglio concludere così, con un semplice grazie a chi mi ha proposto e introdotto in questa esperienza che, spero, possa essere un tassello in più nella storia di molte altre persone.

fr. Francesco L. Alloisio ocd

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