distribuzione alimentare baule della solidarietà

Distribuzione di generi alimentari e di prima necessità: come racconta Sara, volontaria per il servizio di distribuzione alimentare attivato da Il Baule della Solidarietà sul territorio bresciano, può ridursi alla sola consegna di pacchi o un’occasione di ascolto e accoglienza più ampia, un momento di relazione preziosa con persone in difficoltà. Condividiamo la sua testimonianza:

La distribuzione degli alimenti per famiglie o singoli bisognosi è la classica attività che in base all’attenzione e al cuore che ognuno pone può essere un mero consegnare un pacco oppure un’occasione per qualcosa di prezioso. Non definisco meglio questo “qualcosa” perché a seconda delle situazioni e delle persone può crearsi una relazione che cresce, può essere donata speranza o attenzione, si può ricevere tanta saggezza e profondità.

Già dal momento in cui prepariamo i pacchi inizia un sottile filo di cura e attenzione: alle famiglie con bambini piccoli diamo gli omogenizzati, alla famiglia che sappiamo ha figli in età scolare inseriamo un pacchetto di merendine, ai mussulmani non mettiamo carne di maiale, per tutti cerchiamo di variare un po’ le forme o le marche quando aggiungiamo la pasta. Il pacco che forniamo, per quanto non sufficiente a mantenere le persone per un mese, è sicuramente consistente: pasta, riso, latte, olio, legumi, carne o tonno, biscotti, qualche specialità o qualche prodotto per la casa in base a ciò che ci è stato donato.

Tuttavia la consegna del pacco è solo la prima mossa di una danza di cui nessuno di noi conosce tutti i passi. Noi tutti siamo fermamente convinti che sia indispensabile rendere l’aiuto materiale un trampolino per il crearsi di relazioni più personali. Alcuni di noi si sono quindi presi più a cuore la situazione di alcune famiglie, cercando di aiutarli a trovare un lavoro, rendendo loro noti alcuni bandi del comune per loro interessanti, ascoltando i loro problemi personali e di salute.

È indubbiamente l’ascolto il leitmotiv di questa nostra attività: nessuno di noi è formato professionalmente per relazionarsi con persone in situazioni di grande povertà aventi tanti bisogni e tanti desideri, eppure ognuno di noi è capace di fornire un orecchio attento, di porgere un consiglio sincero, di condividere la propria esperienza. In questi dialoghi frammentati ci viene donata una ricchezza che non è equiparabile a ciò che noi materialmente doniamo.

Tra i tanti esempi, come non ricordare R. – una delle persone a cui siamo più legati: ci mostra e insegna ogni volta che lo incontriamo cosa significhi essere una persona con una grande forza d’animo, piena di buona volontà, sempre pronta ad aiutare, umile e disponibile. R. è dovuto andare via dal proprio Paese, il Venezuela, insieme alla sua famiglia e questa scelta obbligata lo ha portato a lasciare dietro di sé anche il suo lavoro, la sua posizione nella società, la sua casa. Qui, alla soglia dei cinquant’anni, ha dovuto ricominciare da capo con mille difficoltà, ma sempre con uno sguardo buono sulle persone e una mano umile pronta ad aiutare. Quanto ognuno di noi vorrebbe imparare da lui!

Un secondo esempio, questa volta al femminile, è quello di S.: una signora mussulmana con una grande fede e una famiglia che la mette sempre alla prova. S. non parla troppo bene l’italiano, ha avuto diversi problemi di salute, non ha scelto il proprio marito che a volte c’è e altre no; una delle sue figlie, psicologicamente fragile, ha tentato più volte il suicidio e in questo momento vive in casa del figlio. Eppure S. non si perde d’animo e prega, prega incessantemente e non si è indurita, ma è capace di affezionarsi a chi mostra un cuore disposto ad ascoltarla davvero e ad accogliere un po’ della sua fatica su di sé. S. prega anche per noi e credo che questo sia un segno bello di integrazione e di solidarietà.

La nostra attività mentre prepariamo i pacchi sembra facile, ma racchiude tanti equilibri sottili. Quando incontri situazioni di grande bisogno non è facile capire qual è la cosa giusta da fare, quando le persone ti raccontano i drammi della loro vita non è facile decidere quanto farsi coinvolgere e quanto mantenere le distanze. Forse sembra cinico dire “mantenere le distanze”, ma noi siamo una piccola goccia di fronte a una roccia di problemi e difficoltà: pensare da soli di poter sgretolare quella roccia sarebbe estenuante, decidere di chiudere occhi e orecchie non sarebbe autenticamente umano e cristiano e quindi bisogna trovare un equilibrio tra la nostra piccolezza e la vastità della povertà culturale, materiale e psicologica che incontriamo.

Questo è un tema che per me è sempre difficile da affrontare, ma quando questi equilibri mi sembrano impossibili penso che non siamo soli, che forse ciò che il Signore ci chiede è semplicemente di stare lì quella mattina al mese, di rispondere alla chiamata o al messaggio quando alcuni di loro ci scrivono, di essere quella goccia che cade costante. Perché non è nelle nostre possibilità risolvere magicamente la loro vita e forse nessuno può farlo, ma se quella piccola goccia può portare un po’ di bene allora con che coraggio io posso decidere di togliere a queste persone quel frammento di bene che posso donare loro?

Una persona a me molto cara mi invita sempre ad “allargare il cuore”, credo sia questo il dono ultimo che porgiamo e che riceviamo: un cuore che si spinge un po’ oltre il proprio io per poter toccare un’altra anima e che nelle molteplici relazioni che si intrecciano riceve centuplicato quel piccolo passo che ha mosso per primo.

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