Governo Colombiano e le Farc si accordano per la pace.

Governo Colombiano e le Farc si accordano per la pace.

Anna Bertazzoli, volontaria in Colombia a Norcasia per il periodo estivo,  ci ha mandato qualche considerazione sugli accordi di pace stipulati il 23 Giugno tra il governo Colombiano e le FARC.

“Il governo Colombiano e le FARC (forze armate rivoluzionare colombiane, il più importante gruppo guerrillero) hanno annunciato oggi, giovedì 23 giugno, la firma del tanto sperato accordo di pace che sancisce un definitivo cessate il fuoco bilaterale. La scelta ultima di pace é però lasciata in mano ai colombiani stessi, che voteranno con un referendum il si o il no. Dopo più di 50 anni di conflitto armato interno che ha fatto circa 250mila vittime e che ha reso quasi 8 milioni di colombiani rifugiati interni al paese – desplazados – questa è decisamente una data da ricordare (la Colombia é attualmente seconda solo alla Siria per il numero di rifugiati interni al paese). Da ricordare sono però soprattutto le vittime di questa guerra e i loro cari, che continuano e continueranno per molto tempo a pagare le ingiuste conseguenze di questo lunghissimo conflitto.

Ci troviamo in questo momento così importante per la Colombia, io Stefano Cinzia e Veronica, a Tumaco, un ‘pueblo’ di circa 200mila abitanti, nella regione di Nariño, costa del Pacifico, a poche ore dal confine con l’Ecuador. La regione é una delle più povere della Colombia e più colpite dal conflitto. Tumaco é stato solo recentemente (dal 1998) teatro di conflitto tra guerrilla, paramilitari ed esercito insieme, cosa che ha comportato fino ad adesso, la perdita di circa 9mila tumaqueños, senza contare i desaparecidos. Il desplazamiento forzato di migliaia di contandini dalle campagne li ha visti costretti a rifugiarsi sulle coste, letteralmente in riva all’oceano, in case di legno costruite su ponti, come palafitte, che sfidano l’alta marea.
Dopo aver trascorso i giorni passati conoscendo i barrios più poveri di Tumaco e la gente che li popola, quasi esclusivamente afrocolombiani, guidati da Hermana Yaneth e dai padri misionari Comboniani, questo pomeriggio siamo stati alla casa della memoria. La casa della memoria é prima di tutto un luogo di incontro per giovani e vittime del conflitto, ma anche un luogo nel quale vengono mostrate la cultura e le tradizioni afrocolombiane e indigene e le azioni realizzate dal pueblo tumaqueño in favore della pace e della difesa della vita nel territorio, per diffondere il desiderio di essere soggetti attivi nella ricerca della pace. Il fatto che proprio oggi siamo stati visitatori di questa casa di speranza e di pace é stato più di una coincidenza: siamo stati invitati a ‘compartir’ una torta e a brindare a favore della pace insieme alle stesse persone che hanno perso familiari, amici, vicini, casa, terreno, proprietà, tutto. Come il direttore del museo ha detto, che la pace non sia una pace politica, ma verdadera.
Gli accordi di pace, iniziati dal presidente Santos gia nel 2012 a Cuba, sono sempre stati soggetti a pesanti critiche, per il fatto che lasciassero troppo spazio alle FARC una volta demobilizzate e per la paura dell’impunità contro chi abbia commesso crimini di guerra o legati al traffico illegale di droga. Inoltre l’accordo sancisce la pace esclusivamente con le FARC, lasciando irrisolta la questione con altre organizzazioni paramilitari e guerrillere (come i gruppi terroristici del ELN e Baccrim). É una pace criticata come ingiusta, decisa nella comodità de la Havana, Cuba, e che ha come sostenitori i maggiori attori internazionali, che vedono in una Colombia liberata dal conflitto interno un via libera per investire e sfruttare ancora di più le risorse colombiane, in una maniera che potrà beneficiare tutt’altro che i poveri campesinos e di conseguenza il vero sviluppo (umano e sociale, e non economico) del paese. Perfino la hermana mayor della comunità di Tumaco, che a 86 anni suonati, sempre con il suo chiste (battuta) pronto, propone di ribattezzare il presidente Santos come presidente Pascual (Paz, cual?, quale pace?).
La pace deve partire dal basso, dalla gente stessa, dai giovani. Dall’educazione di questi ultimi e dal loro coinvolgimento attivo e produttivo in progetti e azioni comunitarie che gli possano assicurare un futuro libero da ingiustizia, povertà e sofferenza.

Diversi anni sono passati dall’inizio del dialogo de Paz, un dialogo che sembrava impossibile, ma che con tanti compromessi é stato reso possibile. L’accordo tra le due parti é stato raggiunto su punti fondamentali come la restituzione delle terre confiscate e l’istituzione di un tribunale della giustizia per le vittime del conflitto; e c’é da ricordare che la visita di Papa Francesco in America e a Cuba dello scorso settembre ha aiutato ad accellerare le negoziazioni di pace. E allora bisogna considerare questo giorno come un simbolo importante, non un traguardo, ma come un tentativo, seppur l’ennesimo, di brindare per la pace, questa volta con la speranza di smuovere i cuori di quelle persone che per troppo tempo hanno tenuto la Colombia in ostaggio.

Chi pregando, chi praticando, chi dedicando il suo tempo per questa missione colombiana, tutti stiamo facendo del nostro meglio per portare avanti questa opera che ci é stata affidata che é la Ciudad de Dios di Norcasia, nella speranza di seminare qualcosa di buono e fruttifero. Norcasia é una realtà molto diversa e se vogliamo molto meno complicata e difficile rispetto a Tumaco, ma siamo noi i primi a dover coltivare la speranza che un giorno potrà risplendere con il vigore e l’allegria contagiosa della sua musica e cultura afrocolombiana.

Il curatore della casa della memoria é rimasto affascinato dal progetto che abbiamo intrapreso a Norcasia ed é convinto che si debba e si possa fare qualcosa di simile a una granja (fattoria) educativa pure a Tumaco, per dar la possibilità ai giovani di impegnarsi produttivamente, per chiudere definitivamente con ogni tipo di conflitto.

¡Por una Colombia en Paz!”