Il difficile è tornare: l’esperienza delle Tabare in Romania

Il difficile è tornare: l’esperienza delle Tabare in Romania

Vogliamo condividere con voi la testimonianza di Sara Moser: una voce per raccontare l’esperienza dei venti volontari che sono stati al Villaggio dei Ragazzi in Romania nell’ambito del progetto “Intre Cer si Pamant” (Tra cielo e terra), finanziato dal programma Ersamus Plus, Servizio Volontario Europeo. Tutto il ricavato della Festa Verso l’Altro 2017 andrà a sostegno del Villaggio dei Ragazzi, uno spazio che accoglie ogni anno oltre 70 bambini. 

Quest’estate a Ciocanari è stata per me la terza tabara in Romania. Come gli anni scorsi si è rivelata un’esperienza intensa e coinvolgente. Insieme ai miei compagni di avventura, ragazzi italiani e rumeni, abbiamo potuto vivere momenti di formazione e condivisione rafforzando così vecchi legami e stringendo nuove amicizie che spero durino nel tempo, nonostante la lontananza.

Quest’anno mi sono occupata del gruppo dei piccoli insieme ad altri volontari. Nonostante la barriera linguistica, il rapporto con i bambini è stato semplice e spontaneo: era bello vederli correrci incontro per poi lanciarsi in un abbraccio.

“Bastavano cose semplici per renderli felici. Un nostro sorriso e la voglia di stare con loro era quello che faceva la differenza.

Anche in queste attività di gioco abbiamo visto accadere belle cose. Che i bambini di villaggi diversi si diano la mano in cerchio e giochino tranquillamente potrebbe sembrare cosa di poco conto, ma vi assicuro che è un grande traguardo. Vederli orgogliosi del loro lavoretto appena terminato, da mostrare ai fratelli più grandi o agli amici, è una delle tante piccole cose che restano nel cuore.

Oltre al lavoro con i bambini mi porto a casa un’altra significativa esperienza, quella della visita alla “Fondazione Bambini in Emergenza” che si occupa di piccoli malati di AIDS. Con loro abbiamo giocato qualche ora. Inizialmente ero molto preoccupata ed avevo paura si facessero male, perché mi sentivo responsabile per loro, ma poi, vedendo le persone che quotidianamente si prendono cura di loro, così serene e felici che noi stessimo coi loro piccoli, mi sono tranquillizzata. È una situazione che mi ha fatto riflettere.

Dopo questa esperienza, sembra che la vita abbia più senso: arrivi a fine giornata stremato e anche se resti sveglio ancora un po’ per chiacchierare e condividere i tuoi pensieri sulla giornata, poi, quando ti butti sul letto, crolli in un sonno profondo ed hai il cuore in pace, sapendo che tutto ciò che potevi dare lo hai dato.

Alla fine ti rendi conto che il difficile non è lì, ma affrontare la vita di tutti i giorni una volta tornati a casa.

La grinta che si sperimenta durante un’esperienza di questo tipo dovrebbe accompagnarci ogni giorno, dovremmo viverla e donarla a pieno.