L’esperienza di Teresa in Romania: “Una gioia spontanea e autentica”

L’esperienza di Teresa in Romania: “Una gioia spontanea e autentica”

Che cosa vuol dire fare un’esperienza di volontariato internazionale? Spesso le aspettative sono lontane dalle scoperte che attendono i civilisti, com’è stato per Teresa, volontaria per un anno in Romania, presso il Villaggio dei Ragazzi di Ciocanari.

Cosa mi aspettavo prima di partire per la Romania? Poco o niente. Non fraintendetemi: non perché avessi scarsa fiducia nell’esperienza che stavo per fare ma perché, essendo una ritardataria cronica, non mi ero seriamente ritagliata del tempo per riflettere su ciò che avrei fatto. Come tante altre cose nella mia vita, la Romania è stata una di quelle esperienze prese al volo un po’ al volo, un po’ a caso, un po’ a sentimento.

Sono arrivata a Ciocanari senza conoscere il gruppo di rumeni che mi avrebbe accolta e ancora meno quello di italiani con cui ero partita, senza capire bene dove fossi finita e quale fosse il mio obiettivo – o meglio, il nostro. La mia sbadataggine mi ha fatto arrivare decisamente impreparata, ma forse per una volta devo ringraziare per questo.

La Romania è stata una sorpresa, un’affascinante scoperta: ho conosciuto in primis una comunità, quella di Ciocanari, che per me è una grande famiglia nella quale mi sono sentita accolta a tal punto da chiedermi se io mi meritassi tutto ciò che mi stava donando. E non parlo solo del cibo più buono che io abbia mai mangiato, parlo del tempo condiviso insieme, delle risate e della musica che più di tutto ci hanno uniti. Parlo dell’accoglienza dei ragazzi e delle ragazze con cui abbiamo fatto la Tabara [grest estivo, ndr], nonostante a differenza loro parlassimo solo la nostra lingua e nonostante si fossero trovati ad accogliere venti persone letteralmente a casa loro.

 

La Tabara mi ha regalato gioia, tanta, gioia spontanea e autentica, di quella che se ci ripenso scoppio a ridere per strada perché mi sento felice per davvero. Mi ha insegnato che da sola posso fare poco, o meglio niente, ma se imparo ad ascoltare gli altri e a farmi aiutare, il mio contributo all’interno del gruppo può cambiare la giornata a settanta bambini. Sono tornata un po’ bambina in Romania, e sono convinta che questo sia stato il regalo più grande. Sono i bambini ad avermi fatto questo regalo, perché mi hanno sorriso e abbracciato prima di sapere il mio nome, mi hanno preso per mano quando correvano più veloci di me e non mi hanno rifiutato quando con il mio imbarazzante rumeno li invitavo a ballare.

E allora, cosa mi ha lasciato la Romania? Sicuramente la voglia di tornarci, la voglia di ritrovare dentro di me la bellezza, la gratuità, la genuinità e l’amore che ho trovato in chi ho incontrato lì; il forte desiderio di continuare a conoscere un paese e una cultura autentica e incantevole come quella rumena che, grazie a questo viaggio, ho iniziato ad assaporare non solo come turista esterna, ma anche in qualche modo come parte di essa.

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In copertina: il gruppo di volontari partito per la Tabara alla quale ha partecipato Teresa, la seconda ragazza da destra.