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| News 15.02.12: racconto dal Villaggio dei Ragazzi |
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Riportiamo di seguito il racconto dei volontari impegnati nel progetto di Servizio Volontariato Europeo a Ciocanari in Romania:
"Un morso che mi toglie l'appetito. Quanto più in là possa spingersi la miseria è una domanda che non ha senso. Non ha senso perché dal loro punto di vista non ci può essere miseria maggiore a quella che loro stessi vivono. Andare per le viuzze bianche come il ghiaccio e fermare la macchina di quando in quando, aprire il bagagliaio e donare due sacchetti con del cibo ai più poveri del paese. Dei biscotti secchi, 500 gr. di grissini già altrimenti promessi al cestino dello sporco, dei barattolini di miele, un sacchettino con della pasta per la minestra, due chili di polvere di grano. Tutto a brevissima scadenza. Polvere, penserete voi, roba da niente. In effetti avete ragione: ho dimenticato un kg di farina gialla per la polenta. Proprio settimana scorsa Nicu mi raccontava la sua disperazione per non avere più neanche un pezzo di polenta da dare la sera ai suoi tre bambini di 8, 10 ed 11 anni. Mi rendeva partecipe delle sue tribolazioni per riuscire a procurarsi due secchi di granoturco, e dell'impegno profuso per trovare un passaggio fino al mulino da un conoscente. Certo è più conveniente andare in due con un solo carretto fino al mulino, in modo che il suo cavallo non esca dalla stalla e non si ammali, con questo tempaccio invernale. Nonostante questo oggi il cavallo di Nicu è morto, per essersi affaticato troppo sotto la tempesta di neve della scorsa settimana, mentre caparbiamente conduceva Nicu a casa, di ritorno dal bosco con la legna recuperata sul carretto. Sua moglie ha pianto. Lui è rimasto forte, uno scoglio nella tempesta. “Se il Signore ha messo l'uomo sulla terra, l'uomo deve stare dove il Signore l'ha messo e vivere con quello che gli è dato”. Quando ci fermiamo al suo cancello lui fa ritorno dalla casa del vicino con un secchio d'acqua (il loro pozzo è seccato quest'estate). Ci accoglie molto gentilmente, ci accoglie da amici. Il piccolo dono che consegniamo illumina il suo volto e quello della moglie. Ci ringraziano con il cuore. Come si ringrazia chi ti aiuta a vivere. Come si ringrazia chi ti aiuta a vivere non lo dimenticherò mai. Li raccomandiamo di salutarci Sorina, la bimba dai capelli ricci che è il loro orgoglio per l'intelligenza e le capacità dimostrate a scuola. Adesso non è a casa, è al magazzino a comprare un succo con i soldi che si è guadagnata vendendo due pezzi di ferro vecchio trovati Dio sa dove. In fondo che cos'è un sacchetto di grissini, cos'è un pezzo di pane? Che schifo è un barattolo di miele scaduto??!?Chiedetelo ad Andrei, quel bimbo di 6 anni che non mangia altro che lo yogurt e il pane sordo che gli danno a scuola. Lui lo sa cos'è un pezzo di pane. Ce l'ha raccontato settimana scorsa finita la lezione di italiano, quando si è precipitato nell'angolo della classe,verso il cestino dello sporco dove poco prima si era fermato un suo compagno più fortunato. Quante verità mi ha insegnato in quel momento, che spazi di mondo celato mi ha rivelato quando, trovando nel cestino un mezzo panino abbandonato, l'ha agguantato mordendolo con tutto se stesso. Fermarsi per la via , accostare la macchina là dove stanno i più poveri. Quanto fa male, per quella viuzza dove gli sguardi dei bimbi già ti amano, fermare la macchina praticamente quasi ad ogni cancello. Una porticina che sbatte aprendo uno spazio tra file di assi inchiodate a formare un recinto. Entrare per quel pertugio nella corte mi trasmette ogni volta un senso profondo di accoglienza, l'impressione di violare i confini dell'intimità famigliare...Attraverso quei pochi metri sotto i colori dei panni stesi, mentre Maria mi accompagna entusiasta in casa sua. I due scalini appoggiati a 20 centimetri dalla porta di ingresso sono l'unica cosa di quella casa che ha visto un po' di cemento. Per il resto le pareti esterne di fango crepato mi rivelano la struttura di legni e paglia che sorregge la casa, e mi rivolgono uno scoraggiante invito ad entrare. Aprire la porta di una casa e sperare che nulla ti cada in testa, non mi era mai successo fino ad oggi pomeriggio...Lesta Maria mi trascina fuori da quell'atrio di un metro per un metro, aprendo un altro uscio che ci introduce in un vano più grande (circa 2 metri per due): il buio, la puzza di cane e di escrementi, l'odore nauseante di questo antro, la catasta di vestiti gettati uno sopra l'altro alla rinfusa non mi permettono nemmeno di cercare le prove che questo posto sia davvero una cucina. Varchiamo così un'ultima soglia, quella della camera dove giusto giusto entra un letto in pendenza di 20 gradi, dove il fratello di Maria riposa ammalato, scaldato dalla stufa di fango nell'angolo. I biscotti sono per loro manna dal cielo. Così come il tempo e le attenzioni che diamo loro, come figure altrimenti inesistenti di amici e di adulti. Ripassando da quella stanza putrida mi aggredisce il ricordo di una porcilaia. E nell'uscire chino il capo sotto la minaccia dei fili della corrente scoperti che penzolano. Oggi sono uscito da molte case. Sono uscito con la fretta di andare da altri bambini. Ma sono uscito senza voltare le spalle. Sono uscito lasciando lì qualcosa di me e portandomi via qualcosa che mi lacera dentro, che mi toglie l'appetito, qualcosa che scaccia la voglia di scherzare. Sono uscito senza che gli sguardi di questi bimbi siano usciti da me. Sono uscito in strada. Per fermarmi con la macchina ad un'altra porta. Mi sono fermato. Bisogna fermarsi. Ci sono cose che non si vedono se non le si vuole vedere, se si corre senza guardare l'altro, ad affogarsi nei propri egoismi. Bisogna accostare la macchina e scendere, se non si vuole essere come cavalli con i paraocchi. Accostare e aprire gli occhi. Varcare quella soglia mi ha fatto capire quanto sia insulsa la cosiddetta “soglia della povertà”. Con questo nome delicato si rischia di nascondere ciò che non si vuole conoscere, si fissa in una bella metafora il marcio che si rinnega e che si fa finta di non conoscere. Non si dà voce ai poveri, né si prova ad ascoltarli, a capirli. Gli si traccia una linea sopra. Solo chi oltrepassa realmente la soglia del pregiudizio, del disprezzo sociale, capisce cos'è la povertà. Fa un passo verso la persona povera, si pone dal suo punto di vista e guarda il mondo insieme a lui. Ama il povero poiché lo guarda negli occhi come un fratello."
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